elepuntaallaluna | Il Cannocchiale blog .

male che vada avrò vagabondato tra le stelle!....il blog di ele
DIARI
25 novembre 2011
Aggiornamenti di stato.

Facebook mi chiede a cosa sto pensando.

Eleonora pensa che deve pensare ad Eleonora.
mi verrebbe da scrivere…

A non cercare sempre il meglio fuori da se, ma dentro, ed esserne più sicura.

Che non deve cercare affannosamente conferme dell’affetto e della considerazione degli altri per pensare di valere. Che non deve rincorrere, perché chi ci vuole essere ci sarà, altrimenti no, ma non sarà solo colpa sua.

Mi manca terribilmente questo posto, ogni giorno, qui c’è stata la mia vita per due anni, casa mia…….nei mesi scorsi ho creduto di trovare casa altrove, ma sempre qui voglio tornare.


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DIARI
1 settembre 2011
JMJ Madrid, l'esperienza.

Il Monte Conero e il meraviglioso panorama che si gode dal centro Giovanni Paolo II ci hanno accolto nell’assolata mattina di ferragosto e ci hanno augurato buon viaggio.
In men che non si dica siamo arrivate all’aeroporto di Venezia dove sia io che la Cip siamo state costrette ad imbarcare nella stiva il bagaglio a mano, perché secondo la pignola addetta al check in superava di troppo le dimensioni previste, al costo di 60€ (roba che con la Ryan ci fai due viaggi A/R). Andiamo a pagare il sovrapprezzo e il simpaticone al banco dice alla Cip che se vuole pagare con la carta di credito che non è anche bancomat sono da versare altri 6€….quasi la prendiamo a ridere….QUASI.

Abbiamo riso davvero durante il volo grazie ai figli di due famiglie spagnole che occupavano i posti davanti a noi: due coppie femminuccia-maschietto, da copertina Glamour dopo essere uscita dallo spot del mulino bianco la prima, i fratelli piccoli di Rupert Grint  - l’amico pel di carota di Harry Potter - la seconda.

La piccola rossa doveva aver già compreso l’ingiustizia perché faceva certe facce e smorfie alla biondina…..

L’approccio con l’autista spagnolo incaricato – pensavamo – di portarci al luogo dove avremmo dormito ha riassunto quello che sarebbe stato l’atteggiamento “caldo e accogliente” dei madrileni per tutta la settimana di GMG: poiché non era stato avvisato del cambio di alloggio, una volta informato dalla Cip nel suo perfetto spagnolo, visto che mancavano pochi minuti alla fine del suo turno ha fermato il bus davanti al Santiago Bernabeu – poteva forse andarci peggio – ci ha fatto scendere tutti armi e bagagli e ci ha fatto aspettare che arrivasse un altro autista con un altro pullman. Alla faccia della disponibilità a fare qualche minuto di straordinario….

Nel frattempo è arrivata la mezzanotte del 16 agosto 2011, i miei 31 anni, e proprio davanti allo stadio che ha visto la mia Inter vincere la Champions il 22 maggio 2010, tutti hanno intonato – su invito e proclama della mia sorellina – il primo “Tanti auguri a teeeee, tanti auguri a teeee…..”.

“Me” molto imbarazzata ed emozionata ma contenta per questi auguri speciali davanti ad un luogo speciale.

Dopo qualche minuto è arrivato il pullman che ci ha portato – finalmente – al Collegio San Fernando, ribattezzato poi Collegio “Delirio”/”Lager” San Fernando. Sapevamo da alcuni giorni prima della partenza che avremmo alloggiato in un collegio, e già sapevamo che non avremmo dormito in camere singole con tutti i confort, ma sicuramente non ci aspettavamo di dormire in una palestra, in 500 – si, proprio 500 – che assorbiva il caldo intensissimo e secco della città.

La cosa all’inizio mi ha spaventato, era dai tempi degli scout che non mi trovavo a dovermi adattare a certe condizioni, però poi questo tornare indietro nel tempo ha reso la situazione quasi familiare, conosciuta, ed è diventata occasione di battute e risate, come quando la sera cercavamo in tutti i modi – inutilmente – di tornare “a casa” il più presto possibile per evitare le code per la doccia a cui proprio non si poteva rinunciare.

E non è retorica dire che grazie a queste situazioni ritrovi il senso dell’essenziale, delle cose che diamo per scontate, e riuscire a fare un bidet ti sembra una conquista di immenso valore.

La notte riuscivo a dormire poco: le luci accese, le voci seppur basse e i movimenti di tutte quelle ragazze, le sveglie dei cellulari, una notte ha piovuto e le ragazze che avevamo scelto di dormire fuori per il troppo caldo all’interno della struttura sono rientrate in fretta e furia alle 4 spostando le valigie.

Però l’essere insieme a così tante persone allo stesso tempo ci permetteva di confonderci, e di ritagliarci momenti privati, come le chiacchiere, o la consegna del regalo della Cip festeggiato con biscotti Ringo e Gatorade. Un po’ come mi immagino succeda per le strade newyorkesi, dove puoi vestirti come ti pare, fare quello che ti pare e camminare indisturbato nel flusso inarrestabile intorno a te.

Il primo vero impatto con la GMG è arrivato il martedì mattina, in metropolitana, che prendiamo per arrivare a Plaza Puerta del Sol, in cui i vagoni sono già pieni di “noi”.

In una stradina che da Sol porta a Plaza Mayor accade l’inaspettato. La Cip e Annamaria si avvicinano ad un folto gruppo messicano che ha appena finito un ballo – un bang -  nel bel mezzo della strada, dopo aver parlottato un po’ mi fanno mettere in un punto che in pochi secondi diventa il centro di un cerchio formato da entrambi i nostri gruppi.

Io capisco dove vogliono andare a parare, e tra l’incredulo e il rosso pomodoro ricevo il secondo Happy Birthday, anche questo a dir poco speciale. In quei minuti non so dove guardare, la mia indole timida mi porterebbe a guardare in basso, ma cerco di ringraziare con gli occhi, a gesti, e sorridendo quegli sconosciuti che mi stanno cantando gli auguri, e che alla fine corrono verso di me fingendo di volermi travolgere.

Finisce tutto in pochi minuti, e fortunatamente c’è un video che immortala gli ultimi istanti in modo da conservare il ricordo.

L’atmosfera creatasi non ha conosciuto pause, né di fronte all’Almudena e al Palazzo Reale, né alla Calle d’Alcalà dove ci siamo fermate a seguire la Messa “inaugurale”, né a Plaza Cibeles che abbiamo raggiunto alla fine stremati e spinti da un fiume di persone, così come il giovedì dove tra persone di ogni età e provenienza abbiamo partecipato alla cerimonia di benvenuto al Santo Padre.
Per non parlare del mio luogo del cuore madrileno, Plaza Colon - per tanti la piazza dell’Hard Rock Café - dove potrei rimanere ore e ore a guardare quell’enorme e maestosa bandiera che si lascia muovere dal vento in modo unico e ipnotico.

Da un punto a dir poco strategico di questa stessa piazza abbiamo assistito alla Via Crucis del venerdì, e abbiamo visto passare la papa mobile e Benedetto XVI a un paio di metri da noi. Ovviamente per fare le foto non ho guardato lui e per guardare lui non ho colto l’attimo. In poche parole non ho una foto decente che sia una.

Pazienza…..devo confessare che per quanto questa settimana sia stata bella ed importante, questo Papa non riesce a scaldarmi il cuore, ad emozionarmi come faceva Giovanni Paolo II. E al coro “Esta es la Juventud del Papa” non sono mai riuscita a partecipare appieno come gli altri. Non me ne faccio un cruccio, penso che le cose davvero importanti siano altre.

Invece i vescovi che la mattina del mercoledì, giovedì e venerdì hanno guidato le catechesi sono stati incredibilmente coinvolgenti e sorprendentemente vicini al sentire, ai  linguaggi e al mondo dei giovani.
Il vescovo di Livorno sembrava uscito da un film di Virzì, e l’ho immaginato a chiacchierare di tutto con il mio amato Lorenzo Jovanotti, di cui ha citato una canzone, mentre il suo omologo di Ancona ha la voce profonda da attore shakespeariano, la fisicità imponente che di primo acchito intimorisce, ma riesce come pochi a farsi giovane tra i giovani non perdendo un grammo di carisma.

Del sabato e della domenica trascorsi all’aeroporto Quatro Vientos mi sono rimasti impressi il sole cocente, la litigata col volontario perché il posto nel settore che ci era stato assegnato era occupato, la corsa per sistemarci in un altro, il Bar Arturo, la guerra tragicomica con le persone che passavano incuranti sopra i nostri materassini, la gente che non finiva mai di arrivare, a perdita d’occhio, la doccia dell’idrante, il raffreddore e il mal di gola sempre più forte e la paura di ammalarmi, i giovani ciprioti, inglesi che si erano accampati vicino a noi, il palco bianco e imponente, il cielo sempre più nero e minaccioso, le rassicurazioni e il prepararsi al peggio, l’arrivo del Papa insieme alle prime gocce di pioggia, la prontezza nel coprire gli zaini con i teli e la fretta nel ripararsi noi, il rosario sotto l’acquazzone e il silenzio durante l’adorazione – tra i momenti più intensi – i volontari che non sapevano dove stavano i bagni più vicini, lo spazio vitale per dormire che non c’era, i messaggi dagli altoparlanti nel cuore della notte e la mattina alle 7 che annunciavano che si erano persi 26 bambini e una signora di 83 anni – della serie l’importante è essere giovani dentro – il sole la domenica mattina, l’annuncio della GMG a Rio de Janeiro nel 2013….

L’immagine che mi viene in mente è quella delle strade eleganti, ampie, alberate e luminose della capitale spagnola invase dai colori dei visi e delle bandiere – tante sconosciute – dei giovani del mondo, una processione inarrestabile e vitale, gioiosa, fatta di canti, balli, battiti di mani, sorrisi e saluti spontanei…..il vero miracolo di un evento come questo è qui, secondo me.

La moltitudine di lingue diverse che si incontrano anche per pochi istanti lo fa assomigliare ad una Babele in cui il risultato però non è l’incomunicabilità, ma il suo esatto contrario, perché la lingua è diversa solo in apparenza, nel tempo dello scambio è la stessa: la gioia del condividere, del partecipare, dell’esserci.

Si parla la stessa lingua perché si è lì, e si è lì perché si parla la stessa lingua. Fratellanza, amicizia, gioventù, valori condivisi. Amore.

Ho finito!

Si, alla fine, quello che davvero mi porto a casa è il non essermi mai sentita fuori posto, estranea, o un pesce fuor d’acqua, il non essermi mai posta la domanda ma “che ci faccio qui”, la convinzione che se dovessi tornare indietro lo rifarei, e la conferma che c’è una strada da poter percorrere in modo che questa settimana non sia solo una parentesi.

 

 

 

 

 

 

 


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DIARI
1 settembre 2011
JMJ Madrid, la premessa.

Se non scrivo di Madrid e della GMG è come se il ritorno non fosse completo, come se avessi ancora le valigie mezze aperte in camera e roba sporca da mettere a lavare.

Prima però c’è una premessa da fare per contestualizzare il viaggio e l’esperienza.

Non la vacanza, perché la settimana a Madrid tutto è stata meno che una vacanza, anzi, ce ne vorrebbe una per recuperare le forze, possibilmente lontano da questo caldo umido.

Se dovessi descrivere il mio status “religioso” dovrei definirmi “credente, cristiana cattolica, non praticante”. Dal mio addio allo scoutismo una decina di anni fa – avvenuto in maniera brusca e solo recentemente metabolizzato - ho smesso di andare a messa regolarmente ma solo per le feste comandate, ai matrimoni e altre cerimonie, e purtroppo agli anniversari dei miei cari. In queste occasioni non faccio sempre la comunione e non mi confesso dalla cresima, tanto che non ricordo nemmeno più come si fa.

Nei lunghi anni di scoutismo ho vissuto esperienze indimenticabili, ho conosciuto sacerdoti straordinari, ho attraversato anni in cui mi è sembrato(?) di sentire di avere dentro di me una fede viva, in cui mi sentivo parte e proiettata verso qualcosa di più grande, ma per usare il motto della GMG di Madrid, non ho mai sentito di essere “radicata e fondata in Cristo, salda nella fede”.

Grazie alle parole di una mia amica, in questi giorni mi sono messa a pensare se quella sensazione di convinzione e pienezza non derivasse da qualcosa che nasceva davvero dentro di me alimentata dalla fede, quanto piuttosto dalla forza e dalla ricchezza del sentirmi parte di un gruppo, tra persone che condividevano le mie stesse esperienze ed emozioni, che in qualche modo colmavano dei vuoti.

La mia fede non ha radici, nessuno mi ha mai insegnato a pregare, a leggere il Vangelo o la Bibbia, gli anni del catechismo non mi hanno lasciato nulla, non ho avuto una catechista degna di questo nome, il gruppo scout non aveva un vero padre spirituale, e in casa………

In casa, a parte le mie due nonne entrambe “casa e chiesa”, e nonostante gli appassionati racconti di mio padre sulla sua infanzia e adolescenza passate all’oratorio con il mitico Don E., non ho mai visto i miei genitori pregare, e – cosa fondamentale - quando si andava a messa vedevo che i miei genitori non facevano mai la comunione.

Da bambina, alle mie inevitabili e puntuali domande, mi facevo andare bene le evasive giustificazioni del momento, ma un giorno, ormai adolescente, ho trovato da sola la risposta: sono “frutto” del secondo matrimonio di mia madre, che essendo una divorziata risposata non può accedere al sacramento dell’eucarestia.

E’ scattato, forse, un senso di protezione verso una persona che amavo e che sentivo come rifiutata e punita ai miei occhi ingiustamente, come se mi fosse chiesto di schierarmi, ho inconsciamente deciso che se a mia madre non era concesso di comunicarsi, anche per me non doveva essere così importante.

Crescendo poi ho maturato mie opinioni sul mondo e sulla società che hanno contribuito al distacco dalla Chiesa: il riconoscimento delle unioni civili, l’aborto, il mio impegno personale per il referendum sulla fecondazione assistita, il testamento biologico…..

Però ho sempre guardato a chi aveva una fede profonda come a qualcuno che aveva qualcosa in più, che era stato fortunato ad aver ricevuto quel dono e quella possibilità, e nel profondo non ho mai rinunciato, non ho mai pensato che per me fosse preclusa ogni possibilità riprendere un cammino che comunque avevo percorso per alcuni anni della mia adolescenza. Ho continuato a sperare che un’occasione potesse arrivare.

E’ con questa predisposizione che ho accettato con l’invito di mia sorella Cip a partecipare alla GMG, insieme – come ho anche scritto prima di partire – ad una mente libera e pronta ad accogliere tutti gli input che sarebbero arrivati, senza troppe aspettative, senza sovrastrutture e soprattutto senza pregiudizi.

Inoltre, in questo che è un momento cruciale della mia vita, in cui non posso più rimandare l’assunzione di responsabilità e il prendere in mano il timone, sentivo che un’esperienza del genere avrebbe potuto aiutarmi.

Ma sono ancora qui? E’ ora di partire!

 

 


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1 settembre 2011
1 settembre 2011, La linea d'ombra, come il cacio sui maccheroni...

La linea d'ombra
la nebbia che io vedo a me davanti
per la prima volta nella vita mia mi trovo
a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo
mi offrono un incarico di responsabilità
portare questa nave verso una rotta che nessuno sa
è la mia età a mezz'aria
in questa condizione di stabilità precaria
ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto
mi giro e mi rigiro sul mio letto
mi muovo col passo pesante in questa stanza umida

di un porto che non ricordo il nome
il fondo del caffè confonde il dove e il come
e per la prima volta so cos'è la nostalgia la commozione
nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione
per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone
è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione
senza preoccupazione
soltanto fare ciò che c'è da fare
e cullati dall'onda notturna sognare la mamma il mare

Mi offrono un incarico di responsabilità
mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante
mi hanno detto che la paga è interessante
e che il carico è segreto ed importante
il pensiero della responsabilità si è fatto grosso
è come dover saltare al di là di un fosso
che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato
saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto
di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura
cosa sarò? dove mi condurrà la mia natura?
La faccia di mio padre prende forma sullo specchio
lui giovane io vecchio
le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio
"la vita non è facile ci vuole sacrificio
un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione"
arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione
e adesso è questo giorno di monsone
col vento che non ha una direzione
guardando il cielo un senso di oppressione
ma è la mia età
dove si guarda come si era
e non si sa dove si va, cosa si sarà
che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto
e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera
dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera
ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare
mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo
l'astrologia che mi racconta il cielo
galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare
ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare


Mi offrono un incarico di responsabilità
non so cos'è il coraggio se prendere e mollare tutto
se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare
ma bella da esplorare
provare a immaginare come sarò quando avrò attraversato il mare
portato questo carico importante a destinazione
dove sarò al riparo dal prossimo monsone
mi offrono un incarico di responsabilità
domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire
getterò i bagagli in mare studierò le carte
e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte
e quando passerà il monsone dirò "levate l'ancora
diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione
questa è la decisione"

 

Che testo….

 




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DIARI
16 agosto 2011
Auguri a me!

E sono 31….mamma mia, che strana sensazione….gli anni passano con la velocità dei giorni….

Per la seconda volta in vita mia trascorrerò il mio compleanno lontana da casa, la prima volta è stato in occasione del mio 18°, che ho festeggiato a Sarajevo.

Due esperienze simili che spero lo saranno anche nel risultato, in quello che mi lasceranno nel cuore.

 

Auguro alla me 31enne di cominciare finalmente a vivere smettendo di avere paura.

 

 


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DIARI
14 agosto 2011
Vamos a Madrid!

Domani mattina partirò con la mia sorellina Cip alla volta di Madrid, dove parteciperemo insieme alla Giornata Mondiale della Gioventù.

Un’esperienza che mi affascina e che è solo apparentemente lontana dalla me del presente…..come ho già scritto altrove, parto con molto entusiasmo, curiosità e desiderosa di condividere e conoscere.

Per salutare prendo in prestito le parole di un’amica che ho conosciuto da poco ma che si è conquistata un posto tutto suo nel mio cuore, che ora si trova nel continente nero, ad Accra, in Ghana.

In una sua nota ha scritto una frase che esprime proprio lo spirito con il quale mi accingo a partire:

"Ma in fondo quello che voglio è imparare a conoscere: perché conoscere significa comprendere e non avere paura.

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DIARI
4 luglio 2011
Post semiserio.

Ho deciso: non comincerò più nessun post con frasi del tipo “sono tornata”, “mamma da quanto tempo non scrivo”, né farò accenni al magone che mi piglia guardando il calendarietto qua a fianco.

Scrivo e basta.

Dal 18 di maggio sono successe un sacco di cose, per fortuna il post-it che ho scritto e attaccato all’interno del portafoglio me le ricordano.

Mò una sera mi ha giustamente fatto presente che esistono le agende, più sensate di un post it all’interno del portafoglio.

E’ che anche le agende mi mettono tristezza: sono un altro esempio della mia incostanza. Le compro oggi anno, comincio con l’usarle con una certa regolarità, e puntualmente ad un certo momento comincio ad ignorarle e a lasciarle in bianco.

Anyway: passate le elezioni provinciali e relativo ballottaggio – vinto – ho affrontato anche i referendum, “vinti” anche quelli.

[No ma della gioia della vittoria di Pisapia a Milano ne vogliamo parlare?!?!?!? Indescrivibile!!!! Anche uno dei miei cugini finora refrattario e distante dalla politica era in piazza Orange vestito! ]

I soldini guadagnati alle provinciali sono arrivati e in parte spesi nel giro di un’ora e mezza, se vogliamo abbondare per eccesso. E’ impressionante la velocità con cui si spendono i soldi (si lo so ho scoperto l’acqua calda).

Ho sperimentato che l’euforia da shopping dura quanto un gatto in tangenziale, poco, il tempo di realizzare di aver speso 150 euro avendo comprato solo: un bikini, un copricostume (in coordinato entrambi Yamamay), e un reggiseno.

Ho l’ormonite – non legata all’acquisto del reggiseno - diagnosticata dalla mia amica dottora di cui sopra, e se lo dice lei ad un passo dalla specializzazione….non in ormonite eh, in ginecologia-ostetricia! Forse la precisazione non aiuta, anzi.

Ha ragione comunque, ho proprio l’ormone in subbuglio e durante le cene e le uscite mi sbizzarrisco con i doppi sensi e le battute, tipico comportamento di chi non potendo praticare nessuna pratica ; ) non fa altro che parlarne.

Ora non pensate che pensi sempre a quello eh, sono una giovane donna seria, non pensate che nel tempo in cui sono mancata sia cambiata.

Certo però che se penso che l’anno scorso di questi tempi…….ecco, meglio non pensare.

A parte gli scherzi e gli ormoni, ci pensavo ieri in pullman ascoltando canzoni dolci e spaccacuore: ho così tanto da dare cacchiarola….ecco, meglio non pensare neanche a questo.

Avete notato il numero delle volte che ho scritto il verbo “pensare”? Non penso sia un caso. Aridaje. Ma d’altronde che io pensi troppo è una costante e la mia condanna.

Sabato sera ero ad una festa e al signore – simpaticissimo – seduto vicino a me ho chiesto di lanciarmi in testa il tappo dello spumante che aveva appena stappato.

Conoscete sì la credenza che chi viene colpito dal tappo dello spumante si sposa entro l’anno? Forse non vale se uno te lo tira addosso a posteriori e di proposito, però tentar non nuoce, e me lo sono pure portato a casa. Il tappo, non il signore simpaticissimo.

Alla lotteria non ho vinto nulla – sai che novità – ma per consolarmi dicevo “meno male, quest’estate punto sull’amore”.

Lo dico sempre che l’ironia ci salverà. (I i veri problemi sono decisamente altri)

A proposito della festa: sono di ritorno da una due giorni in Veneto, precisamente a Fossalta di Portogruaro. Le Avis dei nostri comuni sono gemellate, e ogni anno il direttivo partecipa alla Festa del donatore che si tiene ai primi di luglio. Sarebbe facilissimo riassumere questa mini vacanza in una parola: cibo.

Pranzo e cena del sabato e pranzo della domenica pasto completo, dall’antipasto al dolce, con in mezzo un “aperitivo” ieri a mezzogiorno a base di salumi sensazionali.

Vietato dire di no. Così come ho imparato a non lasciare niente nel piatto che ti portano già bell’e fatto.

Mi ha colpito moltissimo la pace, l’eleganza, l’ordine del territorio, le villette a due piani color pastello immerse nel verde, e la splendida accoglienza e l’ospitalità delle persone del luogo.

Ieri mattina poi abbiamo fatto una visita a Concordia Sagittaria, a pochi chilometri da Portogruaro, antica colonia romana e sede di una delle prime chiese cristiane della storia. Un vero gioiellino.

Ora molti che staranno leggendo staranno pensando “ma come, nemmeno una parola sull’evento del mese? Anzi, macché del mese, dell’anno!!!! L’incontro a Roma tra bloggers”!!!!

Come potrei? Però a quello non si può non dedicare un post ad hoc!

Quindi, alla prossima, promesso.

Anzi, no, ho premesso niente promesse. Si scrive e basta.

 

DIARI
6 giugno 2011
*

Non c’è né l’uno né l’altro ora, ma l’ho scoperta oggi e la trovo molto bella.

Ci sono due uomini nel mondo, che
costantemente m’incrociano la strada,
l’uno è colui che amo,
l’altro colui che mi ama.
L’uno è un sogno notturno
e abita nella mia mente buia,
l’altro sta alla porta del mio cuore
ed io mai gli apro.
L’uno mi ha dato un primaverile soffio
di felicità che subito dispariva,
l’altro mi ha dato tutta la sua vita
e non è stato mai ripagato di un’ora.
L’uno freme del canto del sangue
dove l’amore è puro e libero,
l’altro ha a che fare con il triste giorno
in cui affogano i sogni.
Ogni donna si trova tra questi due,
innamorata e amata e pura..
una volta ogni cent’anni può succedere
che essi si fondano in uno.

Tove Ditlevsen

Una volta ogni cent’anni eh…..bisogna avere un gran bel lato B, lo dico sempre io….

 

 


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DIARI
18 maggio 2011
Sarei tornata a casa.....

14 aprile, ultimo post….un mese e quattro giorni…come si ritorna dopo tutto questo tempo?

Da dove si ricomincia? Dal perché dell’assenza?

Sentivo, e veramente lo sento tutto’ora, che manca un “quid” nello stile, che quello che ho da raccontare è più o meno sempre lo stesso: stessa vita, stessi impegni, stessi interessi, con poche variazioni sul tema.

 

E’ quasi passata un’altra campagna elettorale, alla quale mi sono dedicata a mezzo servizio per i motivi cui ho accennato anche qui, ma non sono riuscita ad abbandonare la politica…sicuramente mi appassiona di più il nazionale che il livello locale. A proposito milanesi, mi raccomando conto su di voi per un nuovo 25 Aprile con Pisapia sindaco!!!

Il fine settimana elettorale l’ho trascorso al seggio come segretaria, e grazie alla purtroppo bassa affluenza alle urne – solo la metà degli aventi diritto – il lavoro è andato liscio come l’olio, e sono super pronta in vista del ballottaggio di fine mese. Con gli altri componenti del seggio c’era un ottimo feeling, la mia “amica” presidente ormai stravede per me, e abbiamo riso e mangiato come porcellini per far passare la noia.

 

La mia nipotina cresce a vista d’occhio, ormai ha più di sei mesi, e ieri pomeriggio ho fatto la prima passeggiata per il Corso con lei e la sua mamma. Già, la prima….vorrei riuscire a passare più tempo con loro, tornando a casa mi sono resa conto che in questi mesi ho trascurato mia sorella come amica, mi sono rapportata a lei più come mamma, e sento che avrei potuto e dovuto esserle più vicina….mi sono resa conto, nei minuti passati a chiacchierare su una panchina del parco in un bellissimo pomeriggio di sole, che è da tanto, troppo tempo che non facevamo due chiacchere solo noi due, o noi tre pensando anche a Mò, come amiche, come persone, come sorelle, come donne.

Fino a ieri pomeriggio per un motivo o per un altro non avevo mai avuto occasione di chiederle come si sente ad essere mamma, a volte devo fermarmi a pensarci, perché è sì la cosa più naturale del mondo, il ciclo della vita, ma è come se tutto questo fosse accaduto senza aver avuto il tempo e l’occasione di fermarci e rifletterne insieme.

So che lei sa che ci sono (scusate il gioco di parole), ma sento comunque che avrei potuto fare di più e meglio, e ho assoluta intenzione di rimediare prima che lei torni a lavorare.

 

I casting per il mio coprotagonista del “più grande spettacolo dopo il big bang” continuano senza successo.

I candidati che sembrano presentarsi - e il verbo sembrare già dice tutto – non hanno abbastanza talento e determinazione, doti fondamentali per passare almeno la prima fase del provino.

Per chi non lo sapesse, “Il più grande spettacolo dopo il big bang” è una delle mie preferite, se non LA preferita,  tra le canzoni dell’ultimo album di Lorenzo Jovanotti Cherubini, mio marito, con il quale e per il quale andrò a scatenarmi sabato prossimo: NON VEDO L’ORAAAAA!!!!

Continuo quindi ad essere solo un’inguaribile romantica impossibilitata ad esprimersi appieno, a darsi come desidera, che nel frattempo si emoziona per gli amori degli altri. (è partito in automatico un sospirone)

 

What else?

Fatemi pensare….ci sono state cenette con gli amici, uno spassoso primo maggio, un’incomprensione con la Cip che fortunatamente ha rafforzato ancora di più la nostra sorellanza, la conferma che ad agosto andrò con lei a Madrid alla Giornata Mondiale della Gioventù, e conto i giorni per uno stratosferico weekend romano dal 17 al 19 giugno.

 

Ho rimandato ancora una volta l’appuntamento più importante.

Devo e voglio scrivere che da novembre non si torna indietro, e sarà così, vero tutor? Ti ho messo in stand by da questo punto di vista nelle ultime settimane, me ne rendo conto e te ne sei reso conto anche tu.

Il tutor mi legge, ecco perché mi rivolgo a lui direttamente.

E’ incredibile come da questo punto di vista, su cui si regge poi tutto il resto, io mi stia lasciando vivere in questo modo…e una delle cose che mi dispiace di più è che sia un argomento tabù che limita e ostacola il rapporto - che dovrebbe essere totalmente aperto - con le persone che più mi sono vicine, la mia famiglia e gli amici.

 

Ho scritto un papier….per adesso mi fermo qui, con la promessa di non lasciare mai più che passi tanto tempo.

Non solo non ho più scritto, ma non sono nemmeno più passata a casa vostra, amiche e amici bloggers. Non si fa così, mi scuso e ringrazio chi nel frattempo è passato e ha suonato inutilmente il campanello. Ricambierò, portando anche un dolcetto.

 

 

 


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DIARI
14 aprile 2011
*

Giorno per giorno mi libererò

da ogni mio freno inibitorio

che rende il mio spettro composto e il mio cuore sotto controllo.

Giorno per giorno tu conoscerai

una parte di me che non hai visto mai

timida donna che osserva la vita e la veste di musica.

Giorno per giorno” di Annalisa Scarrone

Se cliccate sul titolo rimanda al video

 

 

Quanto li sento “miei” questi versi…..

 

p.s. Ci sono ancora eh, sono viva e continuo a lottare insieme a voi!

 

 


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permalink | inviato da elepuntaallaluna il 14/4/2011 alle 13:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
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