elepuntaallaluna | Il Cannocchiale blog .

male che vada avrò vagabondato tra le stelle!....il blog di ele
DIARI
16 luglio 2013
Stasera

Perché scrivere proprio stasera?

Stavo guardando P.s. I love you - è appena passato l'effetto fontana - e il film, e soprattutto il libro, sono legati a questo blog perché "punta alla luna, male che vada avrai vagabondato tra le stelle" è una frase che si trova anche nell'opera di Cecelia Ahern... io l'ho saputo dopo, quando il blog l'avevo già aperto - lo ripeto per chi mi legge per la prima volta - e questa scoperta mi ha legato ancora di più al libro e al film che ha mille motivi per essere amato, in primis perché non è una commedia romantica poi così scontata, in secundis perché ci sono Gerard Butler, Geoffrey Dean Morgan e Herry Cornick jr. Ovviamente, come ho scritto sopra, ho pianto anche stasera!!! Comunque, dal film mi è venuta voglia di riaprire casa e ho scorso distrattamente gli ultimi post, rendendomi conto che gli ultimi veri post che ho scritto riguardavano la Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid del 2011! Inutile ribadire quanto poco abbia scritto negli ultimi due anni, se basta così poco per arrivare a leggere qualcosa che riguarda un evento di 24 mesi fa! Vabbè, la cosa importante, la notizia da fermare qui, è che fra cinque giorni volerò in Brasile per partecipare alla GMG a Rio de Janeiro! Mai avrei pensato, mentre raccontavo quell'esperienza, che sarei partita davvero. Il Brasile è così lontano...e io, a quasi 33 anni, non sono poi così tanto giovane...noi della truppa della diocesi di Macerata dopo Rio ci sposteremo a San Paolo per vivere un'esperienza di volontariato e missione.

Come mi sento? Emozionata e terrorizzata come chi sta per vivere L'Esperienza, con la L e la E maiuscola. La valigia è bella che pronta, non rimane che non pensare alle 10 ore di volo transoceanico e assorbire tutto quello che avrò l'opportunità di vivere.

DIARI
28 ottobre 2012
Avevo scritto un post...

....poi ho spinto inavvertitamente il tasto "invio" del pc e puff, post andato...mannaggia, ero proprio ispirata, le parole erano scorse così bene...

Vabbé, ora la "magia" è passata, e riscrivere non sarebbe lo stesso.

Però che mi sono laureata lo devo scrivere, almeno questo, lo devo alla mia casetta virtuale che tante volte ha accolto i miei sfoghi, il mio pessimismo, la mia rassegnazione.

E' successo giovedì 5 luglio. Dottoressa con lode, inaspettatamente. 
Il giorno più atteso e allo stesso tempo più temuto si è rivelato il più bello della mia vita.

Adesso?
Si deve, si dovrebbe, trovare un lavoro, ma è una storia che non voglio raccontare stasera.


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DIARI
2 marzo 2012
In attesa di un segno che tarda ad arrivare.....Ciao Lucio....

…..

ma dimmi tu dove sarà
dov'e' la strada per le stelle
mentre parlano
si guardano e si scambiano la pelle
e cominciano a volare
con tre salti sono fuori dal locale
con un aria da commedia americana
sta finendo anche questa settimana
ma l'America e' lontana
dall'altra parte della luna
che li guarda e anche se ride
a vederla mette quasi paura
e la luna in un silenzio
ora si avvicina
con un mucchio di stelle
cade per strada
luna che cammina
luna di città
poi passa un cane che sente qualcosa
li guarda abbaia e se ne va
Anna avrebbe voluto morire
marco voleva andarsene lontano
qualcuno li ha visti tornare
tenendosi per mano..

Non ricordo quando ho incontrato questa canzone, sicuramente sono passati diversi anni. Ha occupato fin da subito un posto speciale nel mio cuore.

L’averlo visto fino a ieri in televisione e sul palco dell’Ariston mi fa essere ancora incredula….arrivederci Lucio, chi lascia sulla terra tracce come questa e “Caruso” si è guadagnato l’immortalità.





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DIARI
22 febbraio 2012
F E L I C E.

…..e poi succede che quello che ti eri solo immaginato nella tua testa accade.

Inaspettatamente, dopo che ci avevi messo una pietra sopra dicendo:” sarà sicuramente gay”, quando già facevi le prove - sempre in testa - per quando avresti dovuto incontrarlo e mostrare freddezza e disinteresse.

…..quando succede, leggi tre volte una mail di poche accattivanti righe, fissi lo schermo del computer incredula, vorresti gridarla al mondo, la felicità che sembra esplodere dentro, e trovare la lucidità per rispondere sembra un’impresa, anche perché sei in preda a un’influenza bastarda….

Se non stessi come sto, stasera uscirei a prendere un caffè con un ragazzo che ho conosciuto quest’estate e che mi ha colpito fin dal primo istante, dal nome così comune e allo stesso così speciale….

Lo so, anche voi mi consigliereste di fregarmene, imbottirmi di tachipirina, e uscire lo stesso, ma no, non lo farò, d’altronde ho aspettato tanto, aspettare qualche altro giorno non comprometterà nulla, e non è forse vero che l’attesa è essa stessa piacere?

Gli ho scritto una risposta così carina poi……

Sono ottimista, qualunque cosa accada.

Qualunque cosa accada, oggi pomeriggio sono stata felice. F E L I C E.


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DIARI
25 novembre 2011
Aggiornamenti di stato.

Facebook mi chiede a cosa sto pensando.

Eleonora pensa che deve pensare ad Eleonora.
mi verrebbe da scrivere…

A non cercare sempre il meglio fuori da se, ma dentro, ed esserne più sicura.

Che non deve cercare affannosamente conferme dell’affetto e della considerazione degli altri per pensare di valere. Che non deve rincorrere, perché chi ci vuole essere ci sarà, altrimenti no, ma non sarà solo colpa sua.

Mi manca terribilmente questo posto, ogni giorno, qui c’è stata la mia vita per due anni, casa mia…….nei mesi scorsi ho creduto di trovare casa altrove, ma sempre qui voglio tornare.


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DIARI
1 settembre 2011
JMJ Madrid, l'esperienza.

Il Monte Conero e il meraviglioso panorama che si gode dal centro Giovanni Paolo II ci hanno accolto nell’assolata mattina di ferragosto e ci hanno augurato buon viaggio.
In men che non si dica siamo arrivate all’aeroporto di Venezia dove sia io che la Cip siamo state costrette ad imbarcare nella stiva il bagaglio a mano, perché secondo la pignola addetta al check in superava di troppo le dimensioni previste, al costo di 60€ (roba che con la Ryan ci fai due viaggi A/R). Andiamo a pagare il sovrapprezzo e il simpaticone al banco dice alla Cip che se vuole pagare con la carta di credito che non è anche bancomat sono da versare altri 6€….quasi la prendiamo a ridere….QUASI.

Abbiamo riso davvero durante il volo grazie ai figli di due famiglie spagnole che occupavano i posti davanti a noi: due coppie femminuccia-maschietto, da copertina Glamour dopo essere uscita dallo spot del mulino bianco la prima, i fratelli piccoli di Rupert Grint  - l’amico pel di carota di Harry Potter - la seconda.

La piccola rossa doveva aver già compreso l’ingiustizia perché faceva certe facce e smorfie alla biondina…..

L’approccio con l’autista spagnolo incaricato – pensavamo – di portarci al luogo dove avremmo dormito ha riassunto quello che sarebbe stato l’atteggiamento “caldo e accogliente” dei madrileni per tutta la settimana di GMG: poiché non era stato avvisato del cambio di alloggio, una volta informato dalla Cip nel suo perfetto spagnolo, visto che mancavano pochi minuti alla fine del suo turno ha fermato il bus davanti al Santiago Bernabeu – poteva forse andarci peggio – ci ha fatto scendere tutti armi e bagagli e ci ha fatto aspettare che arrivasse un altro autista con un altro pullman. Alla faccia della disponibilità a fare qualche minuto di straordinario….

Nel frattempo è arrivata la mezzanotte del 16 agosto 2011, i miei 31 anni, e proprio davanti allo stadio che ha visto la mia Inter vincere la Champions il 22 maggio 2010, tutti hanno intonato – su invito e proclama della mia sorellina – il primo “Tanti auguri a teeeee, tanti auguri a teeee…..”.

“Me” molto imbarazzata ed emozionata ma contenta per questi auguri speciali davanti ad un luogo speciale.

Dopo qualche minuto è arrivato il pullman che ci ha portato – finalmente – al Collegio San Fernando, ribattezzato poi Collegio “Delirio”/”Lager” San Fernando. Sapevamo da alcuni giorni prima della partenza che avremmo alloggiato in un collegio, e già sapevamo che non avremmo dormito in camere singole con tutti i confort, ma sicuramente non ci aspettavamo di dormire in una palestra, in 500 – si, proprio 500 – che assorbiva il caldo intensissimo e secco della città.

La cosa all’inizio mi ha spaventato, era dai tempi degli scout che non mi trovavo a dovermi adattare a certe condizioni, però poi questo tornare indietro nel tempo ha reso la situazione quasi familiare, conosciuta, ed è diventata occasione di battute e risate, come quando la sera cercavamo in tutti i modi – inutilmente – di tornare “a casa” il più presto possibile per evitare le code per la doccia a cui proprio non si poteva rinunciare.

E non è retorica dire che grazie a queste situazioni ritrovi il senso dell’essenziale, delle cose che diamo per scontate, e riuscire a fare un bidet ti sembra una conquista di immenso valore.

La notte riuscivo a dormire poco: le luci accese, le voci seppur basse e i movimenti di tutte quelle ragazze, le sveglie dei cellulari, una notte ha piovuto e le ragazze che avevamo scelto di dormire fuori per il troppo caldo all’interno della struttura sono rientrate in fretta e furia alle 4 spostando le valigie.

Però l’essere insieme a così tante persone allo stesso tempo ci permetteva di confonderci, e di ritagliarci momenti privati, come le chiacchiere, o la consegna del regalo della Cip festeggiato con biscotti Ringo e Gatorade. Un po’ come mi immagino succeda per le strade newyorkesi, dove puoi vestirti come ti pare, fare quello che ti pare e camminare indisturbato nel flusso inarrestabile intorno a te.

Il primo vero impatto con la GMG è arrivato il martedì mattina, in metropolitana, che prendiamo per arrivare a Plaza Puerta del Sol, in cui i vagoni sono già pieni di “noi”.

In una stradina che da Sol porta a Plaza Mayor accade l’inaspettato. La Cip e Annamaria si avvicinano ad un folto gruppo messicano che ha appena finito un ballo – un bang -  nel bel mezzo della strada, dopo aver parlottato un po’ mi fanno mettere in un punto che in pochi secondi diventa il centro di un cerchio formato da entrambi i nostri gruppi.

Io capisco dove vogliono andare a parare, e tra l’incredulo e il rosso pomodoro ricevo il secondo Happy Birthday, anche questo a dir poco speciale. In quei minuti non so dove guardare, la mia indole timida mi porterebbe a guardare in basso, ma cerco di ringraziare con gli occhi, a gesti, e sorridendo quegli sconosciuti che mi stanno cantando gli auguri, e che alla fine corrono verso di me fingendo di volermi travolgere.

Finisce tutto in pochi minuti, e fortunatamente c’è un video che immortala gli ultimi istanti in modo da conservare il ricordo.

L’atmosfera creatasi non ha conosciuto pause, né di fronte all’Almudena e al Palazzo Reale, né alla Calle d’Alcalà dove ci siamo fermate a seguire la Messa “inaugurale”, né a Plaza Cibeles che abbiamo raggiunto alla fine stremati e spinti da un fiume di persone, così come il giovedì dove tra persone di ogni età e provenienza abbiamo partecipato alla cerimonia di benvenuto al Santo Padre.
Per non parlare del mio luogo del cuore madrileno, Plaza Colon - per tanti la piazza dell’Hard Rock Café - dove potrei rimanere ore e ore a guardare quell’enorme e maestosa bandiera che si lascia muovere dal vento in modo unico e ipnotico.

Da un punto a dir poco strategico di questa stessa piazza abbiamo assistito alla Via Crucis del venerdì, e abbiamo visto passare la papa mobile e Benedetto XVI a un paio di metri da noi. Ovviamente per fare le foto non ho guardato lui e per guardare lui non ho colto l’attimo. In poche parole non ho una foto decente che sia una.

Pazienza…..devo confessare che per quanto questa settimana sia stata bella ed importante, questo Papa non riesce a scaldarmi il cuore, ad emozionarmi come faceva Giovanni Paolo II. E al coro “Esta es la Juventud del Papa” non sono mai riuscita a partecipare appieno come gli altri. Non me ne faccio un cruccio, penso che le cose davvero importanti siano altre.

Invece i vescovi che la mattina del mercoledì, giovedì e venerdì hanno guidato le catechesi sono stati incredibilmente coinvolgenti e sorprendentemente vicini al sentire, ai  linguaggi e al mondo dei giovani.
Il vescovo di Livorno sembrava uscito da un film di Virzì, e l’ho immaginato a chiacchierare di tutto con il mio amato Lorenzo Jovanotti, di cui ha citato una canzone, mentre il suo omologo di Ancona ha la voce profonda da attore shakespeariano, la fisicità imponente che di primo acchito intimorisce, ma riesce come pochi a farsi giovane tra i giovani non perdendo un grammo di carisma.

Del sabato e della domenica trascorsi all’aeroporto Quatro Vientos mi sono rimasti impressi il sole cocente, la litigata col volontario perché il posto nel settore che ci era stato assegnato era occupato, la corsa per sistemarci in un altro, il Bar Arturo, la guerra tragicomica con le persone che passavano incuranti sopra i nostri materassini, la gente che non finiva mai di arrivare, a perdita d’occhio, la doccia dell’idrante, il raffreddore e il mal di gola sempre più forte e la paura di ammalarmi, i giovani ciprioti, inglesi che si erano accampati vicino a noi, il palco bianco e imponente, il cielo sempre più nero e minaccioso, le rassicurazioni e il prepararsi al peggio, l’arrivo del Papa insieme alle prime gocce di pioggia, la prontezza nel coprire gli zaini con i teli e la fretta nel ripararsi noi, il rosario sotto l’acquazzone e il silenzio durante l’adorazione – tra i momenti più intensi – i volontari che non sapevano dove stavano i bagni più vicini, lo spazio vitale per dormire che non c’era, i messaggi dagli altoparlanti nel cuore della notte e la mattina alle 7 che annunciavano che si erano persi 26 bambini e una signora di 83 anni – della serie l’importante è essere giovani dentro – il sole la domenica mattina, l’annuncio della GMG a Rio de Janeiro nel 2013….

L’immagine che mi viene in mente è quella delle strade eleganti, ampie, alberate e luminose della capitale spagnola invase dai colori dei visi e delle bandiere – tante sconosciute – dei giovani del mondo, una processione inarrestabile e vitale, gioiosa, fatta di canti, balli, battiti di mani, sorrisi e saluti spontanei…..il vero miracolo di un evento come questo è qui, secondo me.

La moltitudine di lingue diverse che si incontrano anche per pochi istanti lo fa assomigliare ad una Babele in cui il risultato però non è l’incomunicabilità, ma il suo esatto contrario, perché la lingua è diversa solo in apparenza, nel tempo dello scambio è la stessa: la gioia del condividere, del partecipare, dell’esserci.

Si parla la stessa lingua perché si è lì, e si è lì perché si parla la stessa lingua. Fratellanza, amicizia, gioventù, valori condivisi. Amore.

Ho finito!

Si, alla fine, quello che davvero mi porto a casa è il non essermi mai sentita fuori posto, estranea, o un pesce fuor d’acqua, il non essermi mai posta la domanda ma “che ci faccio qui”, la convinzione che se dovessi tornare indietro lo rifarei, e la conferma che c’è una strada da poter percorrere in modo che questa settimana non sia solo una parentesi.

 

 

 

 

 

 

 


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DIARI
1 settembre 2011
JMJ Madrid, la premessa.

Se non scrivo di Madrid e della GMG è come se il ritorno non fosse completo, come se avessi ancora le valigie mezze aperte in camera e roba sporca da mettere a lavare.

Prima però c’è una premessa da fare per contestualizzare il viaggio e l’esperienza.

Non la vacanza, perché la settimana a Madrid tutto è stata meno che una vacanza, anzi, ce ne vorrebbe una per recuperare le forze, possibilmente lontano da questo caldo umido.

Se dovessi descrivere il mio status “religioso” dovrei definirmi “credente, cristiana cattolica, non praticante”. Dal mio addio allo scoutismo una decina di anni fa – avvenuto in maniera brusca e solo recentemente metabolizzato - ho smesso di andare a messa regolarmente ma solo per le feste comandate, ai matrimoni e altre cerimonie, e purtroppo agli anniversari dei miei cari. In queste occasioni non faccio sempre la comunione e non mi confesso dalla cresima, tanto che non ricordo nemmeno più come si fa.

Nei lunghi anni di scoutismo ho vissuto esperienze indimenticabili, ho conosciuto sacerdoti straordinari, ho attraversato anni in cui mi è sembrato(?) di sentire di avere dentro di me una fede viva, in cui mi sentivo parte e proiettata verso qualcosa di più grande, ma per usare il motto della GMG di Madrid, non ho mai sentito di essere “radicata e fondata in Cristo, salda nella fede”.

Grazie alle parole di una mia amica, in questi giorni mi sono messa a pensare se quella sensazione di convinzione e pienezza non derivasse da qualcosa che nasceva davvero dentro di me alimentata dalla fede, quanto piuttosto dalla forza e dalla ricchezza del sentirmi parte di un gruppo, tra persone che condividevano le mie stesse esperienze ed emozioni, che in qualche modo colmavano dei vuoti.

La mia fede non ha radici, nessuno mi ha mai insegnato a pregare, a leggere il Vangelo o la Bibbia, gli anni del catechismo non mi hanno lasciato nulla, non ho avuto una catechista degna di questo nome, il gruppo scout non aveva un vero padre spirituale, e in casa………

In casa, a parte le mie due nonne entrambe “casa e chiesa”, e nonostante gli appassionati racconti di mio padre sulla sua infanzia e adolescenza passate all’oratorio con il mitico Don E., non ho mai visto i miei genitori pregare, e – cosa fondamentale - quando si andava a messa vedevo che i miei genitori non facevano mai la comunione.

Da bambina, alle mie inevitabili e puntuali domande, mi facevo andare bene le evasive giustificazioni del momento, ma un giorno, ormai adolescente, ho trovato da sola la risposta: sono “frutto” del secondo matrimonio di mia madre, che essendo una divorziata risposata non può accedere al sacramento dell’eucarestia.

E’ scattato, forse, un senso di protezione verso una persona che amavo e che sentivo come rifiutata e punita ai miei occhi ingiustamente, come se mi fosse chiesto di schierarmi, ho inconsciamente deciso che se a mia madre non era concesso di comunicarsi, anche per me non doveva essere così importante.

Crescendo poi ho maturato mie opinioni sul mondo e sulla società che hanno contribuito al distacco dalla Chiesa: il riconoscimento delle unioni civili, l’aborto, il mio impegno personale per il referendum sulla fecondazione assistita, il testamento biologico…..

Però ho sempre guardato a chi aveva una fede profonda come a qualcuno che aveva qualcosa in più, che era stato fortunato ad aver ricevuto quel dono e quella possibilità, e nel profondo non ho mai rinunciato, non ho mai pensato che per me fosse preclusa ogni possibilità riprendere un cammino che comunque avevo percorso per alcuni anni della mia adolescenza. Ho continuato a sperare che un’occasione potesse arrivare.

E’ con questa predisposizione che ho accettato con l’invito di mia sorella Cip a partecipare alla GMG, insieme – come ho anche scritto prima di partire – ad una mente libera e pronta ad accogliere tutti gli input che sarebbero arrivati, senza troppe aspettative, senza sovrastrutture e soprattutto senza pregiudizi.

Inoltre, in questo che è un momento cruciale della mia vita, in cui non posso più rimandare l’assunzione di responsabilità e il prendere in mano il timone, sentivo che un’esperienza del genere avrebbe potuto aiutarmi.

Ma sono ancora qui? E’ ora di partire!

 

 


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1 settembre 2011
1 settembre 2011, La linea d'ombra, come il cacio sui maccheroni...

La linea d'ombra
la nebbia che io vedo a me davanti
per la prima volta nella vita mia mi trovo
a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo
mi offrono un incarico di responsabilità
portare questa nave verso una rotta che nessuno sa
è la mia età a mezz'aria
in questa condizione di stabilità precaria
ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto
mi giro e mi rigiro sul mio letto
mi muovo col passo pesante in questa stanza umida

di un porto che non ricordo il nome
il fondo del caffè confonde il dove e il come
e per la prima volta so cos'è la nostalgia la commozione
nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione
per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone
è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione
senza preoccupazione
soltanto fare ciò che c'è da fare
e cullati dall'onda notturna sognare la mamma il mare

Mi offrono un incarico di responsabilità
mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante
mi hanno detto che la paga è interessante
e che il carico è segreto ed importante
il pensiero della responsabilità si è fatto grosso
è come dover saltare al di là di un fosso
che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato
saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto
di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura
cosa sarò? dove mi condurrà la mia natura?
La faccia di mio padre prende forma sullo specchio
lui giovane io vecchio
le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio
"la vita non è facile ci vuole sacrificio
un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione"
arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione
e adesso è questo giorno di monsone
col vento che non ha una direzione
guardando il cielo un senso di oppressione
ma è la mia età
dove si guarda come si era
e non si sa dove si va, cosa si sarà
che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto
e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera
dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera
ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare
mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo
l'astrologia che mi racconta il cielo
galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare
ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare


Mi offrono un incarico di responsabilità
non so cos'è il coraggio se prendere e mollare tutto
se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare
ma bella da esplorare
provare a immaginare come sarò quando avrò attraversato il mare
portato questo carico importante a destinazione
dove sarò al riparo dal prossimo monsone
mi offrono un incarico di responsabilità
domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire
getterò i bagagli in mare studierò le carte
e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte
e quando passerà il monsone dirò "levate l'ancora
diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione
questa è la decisione"

 

Che testo….

 




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DIARI
16 agosto 2011
Auguri a me!

E sono 31….mamma mia, che strana sensazione….gli anni passano con la velocità dei giorni….

Per la seconda volta in vita mia trascorrerò il mio compleanno lontana da casa, la prima volta è stato in occasione del mio 18°, che ho festeggiato a Sarajevo.

Due esperienze simili che spero lo saranno anche nel risultato, in quello che mi lasceranno nel cuore.

 

Auguro alla me 31enne di cominciare finalmente a vivere smettendo di avere paura.

 

 


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DIARI
14 agosto 2011
Vamos a Madrid!

Domani mattina partirò con la mia sorellina Cip alla volta di Madrid, dove parteciperemo insieme alla Giornata Mondiale della Gioventù.

Un’esperienza che mi affascina e che è solo apparentemente lontana dalla me del presente…..come ho già scritto altrove, parto con molto entusiasmo, curiosità e desiderosa di condividere e conoscere.

Per salutare prendo in prestito le parole di un’amica che ho conosciuto da poco ma che si è conquistata un posto tutto suo nel mio cuore, che ora si trova nel continente nero, ad Accra, in Ghana.

In una sua nota ha scritto una frase che esprime proprio lo spirito con il quale mi accingo a partire:

"Ma in fondo quello che voglio è imparare a conoscere: perché conoscere significa comprendere e non avere paura.

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