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male che vada avrò vagabondato tra le stelle!....il blog di ele
DIARI
1 settembre 2011
JMJ Madrid, l'esperienza.

Il Monte Conero e il meraviglioso panorama che si gode dal centro Giovanni Paolo II ci hanno accolto nell’assolata mattina di ferragosto e ci hanno augurato buon viaggio.
In men che non si dica siamo arrivate all’aeroporto di Venezia dove sia io che la Cip siamo state costrette ad imbarcare nella stiva il bagaglio a mano, perché secondo la pignola addetta al check in superava di troppo le dimensioni previste, al costo di 60€ (roba che con la Ryan ci fai due viaggi A/R). Andiamo a pagare il sovrapprezzo e il simpaticone al banco dice alla Cip che se vuole pagare con la carta di credito che non è anche bancomat sono da versare altri 6€….quasi la prendiamo a ridere….QUASI.

Abbiamo riso davvero durante il volo grazie ai figli di due famiglie spagnole che occupavano i posti davanti a noi: due coppie femminuccia-maschietto, da copertina Glamour dopo essere uscita dallo spot del mulino bianco la prima, i fratelli piccoli di Rupert Grint  - l’amico pel di carota di Harry Potter - la seconda.

La piccola rossa doveva aver già compreso l’ingiustizia perché faceva certe facce e smorfie alla biondina…..

L’approccio con l’autista spagnolo incaricato – pensavamo – di portarci al luogo dove avremmo dormito ha riassunto quello che sarebbe stato l’atteggiamento “caldo e accogliente” dei madrileni per tutta la settimana di GMG: poiché non era stato avvisato del cambio di alloggio, una volta informato dalla Cip nel suo perfetto spagnolo, visto che mancavano pochi minuti alla fine del suo turno ha fermato il bus davanti al Santiago Bernabeu – poteva forse andarci peggio – ci ha fatto scendere tutti armi e bagagli e ci ha fatto aspettare che arrivasse un altro autista con un altro pullman. Alla faccia della disponibilità a fare qualche minuto di straordinario….

Nel frattempo è arrivata la mezzanotte del 16 agosto 2011, i miei 31 anni, e proprio davanti allo stadio che ha visto la mia Inter vincere la Champions il 22 maggio 2010, tutti hanno intonato – su invito e proclama della mia sorellina – il primo “Tanti auguri a teeeee, tanti auguri a teeee…..”.

“Me” molto imbarazzata ed emozionata ma contenta per questi auguri speciali davanti ad un luogo speciale.

Dopo qualche minuto è arrivato il pullman che ci ha portato – finalmente – al Collegio San Fernando, ribattezzato poi Collegio “Delirio”/”Lager” San Fernando. Sapevamo da alcuni giorni prima della partenza che avremmo alloggiato in un collegio, e già sapevamo che non avremmo dormito in camere singole con tutti i confort, ma sicuramente non ci aspettavamo di dormire in una palestra, in 500 – si, proprio 500 – che assorbiva il caldo intensissimo e secco della città.

La cosa all’inizio mi ha spaventato, era dai tempi degli scout che non mi trovavo a dovermi adattare a certe condizioni, però poi questo tornare indietro nel tempo ha reso la situazione quasi familiare, conosciuta, ed è diventata occasione di battute e risate, come quando la sera cercavamo in tutti i modi – inutilmente – di tornare “a casa” il più presto possibile per evitare le code per la doccia a cui proprio non si poteva rinunciare.

E non è retorica dire che grazie a queste situazioni ritrovi il senso dell’essenziale, delle cose che diamo per scontate, e riuscire a fare un bidet ti sembra una conquista di immenso valore.

La notte riuscivo a dormire poco: le luci accese, le voci seppur basse e i movimenti di tutte quelle ragazze, le sveglie dei cellulari, una notte ha piovuto e le ragazze che avevamo scelto di dormire fuori per il troppo caldo all’interno della struttura sono rientrate in fretta e furia alle 4 spostando le valigie.

Però l’essere insieme a così tante persone allo stesso tempo ci permetteva di confonderci, e di ritagliarci momenti privati, come le chiacchiere, o la consegna del regalo della Cip festeggiato con biscotti Ringo e Gatorade. Un po’ come mi immagino succeda per le strade newyorkesi, dove puoi vestirti come ti pare, fare quello che ti pare e camminare indisturbato nel flusso inarrestabile intorno a te.

Il primo vero impatto con la GMG è arrivato il martedì mattina, in metropolitana, che prendiamo per arrivare a Plaza Puerta del Sol, in cui i vagoni sono già pieni di “noi”.

In una stradina che da Sol porta a Plaza Mayor accade l’inaspettato. La Cip e Annamaria si avvicinano ad un folto gruppo messicano che ha appena finito un ballo – un bang -  nel bel mezzo della strada, dopo aver parlottato un po’ mi fanno mettere in un punto che in pochi secondi diventa il centro di un cerchio formato da entrambi i nostri gruppi.

Io capisco dove vogliono andare a parare, e tra l’incredulo e il rosso pomodoro ricevo il secondo Happy Birthday, anche questo a dir poco speciale. In quei minuti non so dove guardare, la mia indole timida mi porterebbe a guardare in basso, ma cerco di ringraziare con gli occhi, a gesti, e sorridendo quegli sconosciuti che mi stanno cantando gli auguri, e che alla fine corrono verso di me fingendo di volermi travolgere.

Finisce tutto in pochi minuti, e fortunatamente c’è un video che immortala gli ultimi istanti in modo da conservare il ricordo.

L’atmosfera creatasi non ha conosciuto pause, né di fronte all’Almudena e al Palazzo Reale, né alla Calle d’Alcalà dove ci siamo fermate a seguire la Messa “inaugurale”, né a Plaza Cibeles che abbiamo raggiunto alla fine stremati e spinti da un fiume di persone, così come il giovedì dove tra persone di ogni età e provenienza abbiamo partecipato alla cerimonia di benvenuto al Santo Padre.
Per non parlare del mio luogo del cuore madrileno, Plaza Colon - per tanti la piazza dell’Hard Rock Café - dove potrei rimanere ore e ore a guardare quell’enorme e maestosa bandiera che si lascia muovere dal vento in modo unico e ipnotico.

Da un punto a dir poco strategico di questa stessa piazza abbiamo assistito alla Via Crucis del venerdì, e abbiamo visto passare la papa mobile e Benedetto XVI a un paio di metri da noi. Ovviamente per fare le foto non ho guardato lui e per guardare lui non ho colto l’attimo. In poche parole non ho una foto decente che sia una.

Pazienza…..devo confessare che per quanto questa settimana sia stata bella ed importante, questo Papa non riesce a scaldarmi il cuore, ad emozionarmi come faceva Giovanni Paolo II. E al coro “Esta es la Juventud del Papa” non sono mai riuscita a partecipare appieno come gli altri. Non me ne faccio un cruccio, penso che le cose davvero importanti siano altre.

Invece i vescovi che la mattina del mercoledì, giovedì e venerdì hanno guidato le catechesi sono stati incredibilmente coinvolgenti e sorprendentemente vicini al sentire, ai  linguaggi e al mondo dei giovani.
Il vescovo di Livorno sembrava uscito da un film di Virzì, e l’ho immaginato a chiacchierare di tutto con il mio amato Lorenzo Jovanotti, di cui ha citato una canzone, mentre il suo omologo di Ancona ha la voce profonda da attore shakespeariano, la fisicità imponente che di primo acchito intimorisce, ma riesce come pochi a farsi giovane tra i giovani non perdendo un grammo di carisma.

Del sabato e della domenica trascorsi all’aeroporto Quatro Vientos mi sono rimasti impressi il sole cocente, la litigata col volontario perché il posto nel settore che ci era stato assegnato era occupato, la corsa per sistemarci in un altro, il Bar Arturo, la guerra tragicomica con le persone che passavano incuranti sopra i nostri materassini, la gente che non finiva mai di arrivare, a perdita d’occhio, la doccia dell’idrante, il raffreddore e il mal di gola sempre più forte e la paura di ammalarmi, i giovani ciprioti, inglesi che si erano accampati vicino a noi, il palco bianco e imponente, il cielo sempre più nero e minaccioso, le rassicurazioni e il prepararsi al peggio, l’arrivo del Papa insieme alle prime gocce di pioggia, la prontezza nel coprire gli zaini con i teli e la fretta nel ripararsi noi, il rosario sotto l’acquazzone e il silenzio durante l’adorazione – tra i momenti più intensi – i volontari che non sapevano dove stavano i bagni più vicini, lo spazio vitale per dormire che non c’era, i messaggi dagli altoparlanti nel cuore della notte e la mattina alle 7 che annunciavano che si erano persi 26 bambini e una signora di 83 anni – della serie l’importante è essere giovani dentro – il sole la domenica mattina, l’annuncio della GMG a Rio de Janeiro nel 2013….

L’immagine che mi viene in mente è quella delle strade eleganti, ampie, alberate e luminose della capitale spagnola invase dai colori dei visi e delle bandiere – tante sconosciute – dei giovani del mondo, una processione inarrestabile e vitale, gioiosa, fatta di canti, balli, battiti di mani, sorrisi e saluti spontanei…..il vero miracolo di un evento come questo è qui, secondo me.

La moltitudine di lingue diverse che si incontrano anche per pochi istanti lo fa assomigliare ad una Babele in cui il risultato però non è l’incomunicabilità, ma il suo esatto contrario, perché la lingua è diversa solo in apparenza, nel tempo dello scambio è la stessa: la gioia del condividere, del partecipare, dell’esserci.

Si parla la stessa lingua perché si è lì, e si è lì perché si parla la stessa lingua. Fratellanza, amicizia, gioventù, valori condivisi. Amore.

Ho finito!

Si, alla fine, quello che davvero mi porto a casa è il non essermi mai sentita fuori posto, estranea, o un pesce fuor d’acqua, il non essermi mai posta la domanda ma “che ci faccio qui”, la convinzione che se dovessi tornare indietro lo rifarei, e la conferma che c’è una strada da poter percorrere in modo che questa settimana non sia solo una parentesi.

 

 

 

 

 

 

 


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DIARI
1 settembre 2011
JMJ Madrid, la premessa.

Se non scrivo di Madrid e della GMG è come se il ritorno non fosse completo, come se avessi ancora le valigie mezze aperte in camera e roba sporca da mettere a lavare.

Prima però c’è una premessa da fare per contestualizzare il viaggio e l’esperienza.

Non la vacanza, perché la settimana a Madrid tutto è stata meno che una vacanza, anzi, ce ne vorrebbe una per recuperare le forze, possibilmente lontano da questo caldo umido.

Se dovessi descrivere il mio status “religioso” dovrei definirmi “credente, cristiana cattolica, non praticante”. Dal mio addio allo scoutismo una decina di anni fa – avvenuto in maniera brusca e solo recentemente metabolizzato - ho smesso di andare a messa regolarmente ma solo per le feste comandate, ai matrimoni e altre cerimonie, e purtroppo agli anniversari dei miei cari. In queste occasioni non faccio sempre la comunione e non mi confesso dalla cresima, tanto che non ricordo nemmeno più come si fa.

Nei lunghi anni di scoutismo ho vissuto esperienze indimenticabili, ho conosciuto sacerdoti straordinari, ho attraversato anni in cui mi è sembrato(?) di sentire di avere dentro di me una fede viva, in cui mi sentivo parte e proiettata verso qualcosa di più grande, ma per usare il motto della GMG di Madrid, non ho mai sentito di essere “radicata e fondata in Cristo, salda nella fede”.

Grazie alle parole di una mia amica, in questi giorni mi sono messa a pensare se quella sensazione di convinzione e pienezza non derivasse da qualcosa che nasceva davvero dentro di me alimentata dalla fede, quanto piuttosto dalla forza e dalla ricchezza del sentirmi parte di un gruppo, tra persone che condividevano le mie stesse esperienze ed emozioni, che in qualche modo colmavano dei vuoti.

La mia fede non ha radici, nessuno mi ha mai insegnato a pregare, a leggere il Vangelo o la Bibbia, gli anni del catechismo non mi hanno lasciato nulla, non ho avuto una catechista degna di questo nome, il gruppo scout non aveva un vero padre spirituale, e in casa………

In casa, a parte le mie due nonne entrambe “casa e chiesa”, e nonostante gli appassionati racconti di mio padre sulla sua infanzia e adolescenza passate all’oratorio con il mitico Don E., non ho mai visto i miei genitori pregare, e – cosa fondamentale - quando si andava a messa vedevo che i miei genitori non facevano mai la comunione.

Da bambina, alle mie inevitabili e puntuali domande, mi facevo andare bene le evasive giustificazioni del momento, ma un giorno, ormai adolescente, ho trovato da sola la risposta: sono “frutto” del secondo matrimonio di mia madre, che essendo una divorziata risposata non può accedere al sacramento dell’eucarestia.

E’ scattato, forse, un senso di protezione verso una persona che amavo e che sentivo come rifiutata e punita ai miei occhi ingiustamente, come se mi fosse chiesto di schierarmi, ho inconsciamente deciso che se a mia madre non era concesso di comunicarsi, anche per me non doveva essere così importante.

Crescendo poi ho maturato mie opinioni sul mondo e sulla società che hanno contribuito al distacco dalla Chiesa: il riconoscimento delle unioni civili, l’aborto, il mio impegno personale per il referendum sulla fecondazione assistita, il testamento biologico…..

Però ho sempre guardato a chi aveva una fede profonda come a qualcuno che aveva qualcosa in più, che era stato fortunato ad aver ricevuto quel dono e quella possibilità, e nel profondo non ho mai rinunciato, non ho mai pensato che per me fosse preclusa ogni possibilità riprendere un cammino che comunque avevo percorso per alcuni anni della mia adolescenza. Ho continuato a sperare che un’occasione potesse arrivare.

E’ con questa predisposizione che ho accettato con l’invito di mia sorella Cip a partecipare alla GMG, insieme – come ho anche scritto prima di partire – ad una mente libera e pronta ad accogliere tutti gli input che sarebbero arrivati, senza troppe aspettative, senza sovrastrutture e soprattutto senza pregiudizi.

Inoltre, in questo che è un momento cruciale della mia vita, in cui non posso più rimandare l’assunzione di responsabilità e il prendere in mano il timone, sentivo che un’esperienza del genere avrebbe potuto aiutarmi.

Ma sono ancora qui? E’ ora di partire!

 

 


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DIARI
14 agosto 2011
Vamos a Madrid!

Domani mattina partirò con la mia sorellina Cip alla volta di Madrid, dove parteciperemo insieme alla Giornata Mondiale della Gioventù.

Un’esperienza che mi affascina e che è solo apparentemente lontana dalla me del presente…..come ho già scritto altrove, parto con molto entusiasmo, curiosità e desiderosa di condividere e conoscere.

Per salutare prendo in prestito le parole di un’amica che ho conosciuto da poco ma che si è conquistata un posto tutto suo nel mio cuore, che ora si trova nel continente nero, ad Accra, in Ghana.

In una sua nota ha scritto una frase che esprime proprio lo spirito con il quale mi accingo a partire:

"Ma in fondo quello che voglio è imparare a conoscere: perché conoscere significa comprendere e non avere paura.

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DIARI
18 maggio 2011
Sarei tornata a casa.....

14 aprile, ultimo post….un mese e quattro giorni…come si ritorna dopo tutto questo tempo?

Da dove si ricomincia? Dal perché dell’assenza?

Sentivo, e veramente lo sento tutto’ora, che manca un “quid” nello stile, che quello che ho da raccontare è più o meno sempre lo stesso: stessa vita, stessi impegni, stessi interessi, con poche variazioni sul tema.

 

E’ quasi passata un’altra campagna elettorale, alla quale mi sono dedicata a mezzo servizio per i motivi cui ho accennato anche qui, ma non sono riuscita ad abbandonare la politica…sicuramente mi appassiona di più il nazionale che il livello locale. A proposito milanesi, mi raccomando conto su di voi per un nuovo 25 Aprile con Pisapia sindaco!!!

Il fine settimana elettorale l’ho trascorso al seggio come segretaria, e grazie alla purtroppo bassa affluenza alle urne – solo la metà degli aventi diritto – il lavoro è andato liscio come l’olio, e sono super pronta in vista del ballottaggio di fine mese. Con gli altri componenti del seggio c’era un ottimo feeling, la mia “amica” presidente ormai stravede per me, e abbiamo riso e mangiato come porcellini per far passare la noia.

 

La mia nipotina cresce a vista d’occhio, ormai ha più di sei mesi, e ieri pomeriggio ho fatto la prima passeggiata per il Corso con lei e la sua mamma. Già, la prima….vorrei riuscire a passare più tempo con loro, tornando a casa mi sono resa conto che in questi mesi ho trascurato mia sorella come amica, mi sono rapportata a lei più come mamma, e sento che avrei potuto e dovuto esserle più vicina….mi sono resa conto, nei minuti passati a chiacchierare su una panchina del parco in un bellissimo pomeriggio di sole, che è da tanto, troppo tempo che non facevamo due chiacchere solo noi due, o noi tre pensando anche a Mò, come amiche, come persone, come sorelle, come donne.

Fino a ieri pomeriggio per un motivo o per un altro non avevo mai avuto occasione di chiederle come si sente ad essere mamma, a volte devo fermarmi a pensarci, perché è sì la cosa più naturale del mondo, il ciclo della vita, ma è come se tutto questo fosse accaduto senza aver avuto il tempo e l’occasione di fermarci e rifletterne insieme.

So che lei sa che ci sono (scusate il gioco di parole), ma sento comunque che avrei potuto fare di più e meglio, e ho assoluta intenzione di rimediare prima che lei torni a lavorare.

 

I casting per il mio coprotagonista del “più grande spettacolo dopo il big bang” continuano senza successo.

I candidati che sembrano presentarsi - e il verbo sembrare già dice tutto – non hanno abbastanza talento e determinazione, doti fondamentali per passare almeno la prima fase del provino.

Per chi non lo sapesse, “Il più grande spettacolo dopo il big bang” è una delle mie preferite, se non LA preferita,  tra le canzoni dell’ultimo album di Lorenzo Jovanotti Cherubini, mio marito, con il quale e per il quale andrò a scatenarmi sabato prossimo: NON VEDO L’ORAAAAA!!!!

Continuo quindi ad essere solo un’inguaribile romantica impossibilitata ad esprimersi appieno, a darsi come desidera, che nel frattempo si emoziona per gli amori degli altri. (è partito in automatico un sospirone)

 

What else?

Fatemi pensare….ci sono state cenette con gli amici, uno spassoso primo maggio, un’incomprensione con la Cip che fortunatamente ha rafforzato ancora di più la nostra sorellanza, la conferma che ad agosto andrò con lei a Madrid alla Giornata Mondiale della Gioventù, e conto i giorni per uno stratosferico weekend romano dal 17 al 19 giugno.

 

Ho rimandato ancora una volta l’appuntamento più importante.

Devo e voglio scrivere che da novembre non si torna indietro, e sarà così, vero tutor? Ti ho messo in stand by da questo punto di vista nelle ultime settimane, me ne rendo conto e te ne sei reso conto anche tu.

Il tutor mi legge, ecco perché mi rivolgo a lui direttamente.

E’ incredibile come da questo punto di vista, su cui si regge poi tutto il resto, io mi stia lasciando vivere in questo modo…e una delle cose che mi dispiace di più è che sia un argomento tabù che limita e ostacola il rapporto - che dovrebbe essere totalmente aperto - con le persone che più mi sono vicine, la mia famiglia e gli amici.

 

Ho scritto un papier….per adesso mi fermo qui, con la promessa di non lasciare mai più che passi tanto tempo.

Non solo non ho più scritto, ma non sono nemmeno più passata a casa vostra, amiche e amici bloggers. Non si fa così, mi scuso e ringrazio chi nel frattempo è passato e ha suonato inutilmente il campanello. Ricambierò, portando anche un dolcetto.

 

 

 


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DIARI
5 aprile 2011
Benessere.

Sabato ho avuto la prova che il paradiso terrestre esiste. E’ a dieci minuti di macchina da casa mia, all’ingresso invece di San Pietro c’è una ragazza dai capelli rossi e ricci, e per accedere alla pace ed espiare quanto fatto in precedenza è sufficiente pagare 30 euro.

A differenza dell’altro, dal paradiso terrestre c’è – ahimè – ritorno. E sei talmente rilassato che ti butteresti a dormire come corpo morto cade.

In poche parole, sabato mattina sono andata in una SPA con Mò, la Cip, e una sua collega.

Ho realizzato un sogno.

E’ bastato varcare la porta d’ingresso per entrare in un’altra dimensione, senza orologio, senza telefono, davanti a noi solo qualche ora di totale relax e chiacchiere.

Al caldo secco della sauna ho preferito quello umido del bagno romano: una piccola stanza 4 metri per 4 in cui non si vede quasi niente da quanto vapore c’è. Ho avuto l’impressione di entrare in un enorme fumento, come quelli che fai quando sei raffreddato con la faccia sopra una pentola d'acqua bollente e un cuscino a tenere coperto e chiuso il più possibile. Ovviamente mille volte più piacevole.

Poi la piscina, l’idromassaggio, la grotta di sale, ovvero una stanza con il pavimento ricoperto di sale, 4 chaise longue e il soffitto con le lucine che cambiano intensità e colore. Ti addormenti in un nano secondo cullata dalla tipica musica etnica d’atmosfera.

Per non parlare della stanza di “decompressione”, quella dove ti puoi fermare tra una fase e l’altra e stenderti, leggere un giornale, rinfrescarti con una tisana e della frutta fresca.

Se questo non è il paradiso……mi metterei con il primo che passa solo per fare il percorso degli innamorati! Difficile innamorarsi del primo che passa…..vabbé dai, è sufficiente l’attrazione fisica.

 

Domenica io e la Cip abbiamo ufficializzato il nostro legame di sorellanza con un pranzo a casa mia con i nostri genitori.

Dopo siamo salite in mansarda ed è cominciato il nostro ormai consueto concerto.

Da una parte youtube, dall’altra angolotesti, abbiamo scaldato le ugole per il concerto di Lorenzo Jovanotti a cui andremo a maggio. Il biglietto è già nelle mie mani. Anche se sono sua moglie, infatti, pago come tutti gli altri fan comuni mortali.

I nostri genitori ci sentivano dal giardino e babbo si è proprio entusiasmato. Credo non mi sentisse cantare così dai tempi di Vattene amore.

Quando ero piccola era una tradizione comprare le musicassette del Festival di Sanremo, e ricordo che in macchina, durante il viaggio verso Fabriano, io cantavo questa canzone glicemica con tutte l’estensione di cui sono dotata.

 

Della serie dulcis in fondo, all’ora di cena è successa una cosa davvero speciale.

Eravamo a casa di Giù, Andy e Anna con Mò e Jm, i nostri sposi del 2011 – altro che altre nozze reali di William e Kate – e la sposa ci ha dato una pergamena chiusa con la ceralacca in cui in maniera solenne e allo stesso tempo divertente chiede a me e Giù di farle da testimoni. Emozzzzzzzzzzione!!!!!!! Sorrisi a 64 denti, baci e abbracci a profusione.

Avevo già scritto in un post, un po’ di tempo fa, quanto questo matrimonio avesse un valore tutto speciale, sarà quindi un onore e una gioia fare da testimone alla mia sorella di cuore Mò.

Pronti che tra non molto partirà la nuova caccia al vestito!!!

 

DIARI
29 marzo 2011
Something in the water...tears, hope, life.

Non sono stati giorni facili, per niente.

Sono sempre sopra quel tapis roulant, non so se qualcuno lo ricorda.

Consapevole di non avere solide fondamenta di fiducia e autostima sotto i piedi, ma una superficie puntellata di buche lì pronte a farmi inciampare. Sono voragini profonde che non sempre riesco ad evitare, convinta che arriverà il momento in cui prima dovrò tuffarmici dentro, poi risalire, chiuderle, e andare oltre. E’ tutto dentro di me, perché so che fuori ci sono molte persone pronte a farmi vedere le cose da una prospettiva diversa.

E’ la mia però, di prospettiva, che faccio un enorme fatica a cambiare.

Ho pianto, urlato come un’isterica buttando fuori parole e pensieri dal profondo del mio malessere, ho pianto sotto la doccia mescolando acqua e lacrime come non mi era mai successo prima.

Sabato sera mi sono asciugata, vestita, truccata e sono uscita come in trance, con le lacrime dentro la borsa accanto al cellulare.

Ad accogliermi, per fortuna, c’era il mio adorato microcosmo e la bambina dagli occhi che brillano, che piange perché vuole che tu stia in piedi quando la tieni in braccio.

Ho rischiato di crollare anche domenica, prima durante la messa e una predica particolare, poi sotto le domande sulle mie aspirazioni e i miei sogni sul futuro da parte di un parente armato di buone intenzioni ma petulante come pochi.

Di nuovo mi è venuta in soccorso una passeggiata con gli amici, e una canzone che era da un po’ che adocchiavo in rete ma che non avevo mai ascoltato.

Si vede che dovevo scoprirla ora, perché fa primavera, allegria, gioia di vivere.

Metto in evidenza alcune frasi del testo tradotte in italiano. 

Mi sono vestita di un atteggiamento fatto di tante belle cose brillanti
Gli uccelli cantano sulla mia spalla e sembrano in armonia
Come cantano, come cantano, come cantano

Dammi notti di solitudine, vino rosso solo un bicchiere o due,
Reclinata su di un’amaca in una serata mite

Ho un aura fatto d’estate, ed il ritmo di primavera
Ho corone di parole intrecciate una ad una e una canzone da cantare
Oh, io canto, oh io canto, oh io canto

Dammi lunghe giornate al sole,
che portano alle notti a venire.
Anteprime della mattina, stando li tutti pigri
Dammi qualcosa di divertente da fare

come una vita per amarti

Fare fare fare fare fare fare fare...

 

 


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DIARI
25 marzo 2011
Alla ricerca della serenità.

Sono abbastanza serena oggi, mi ha aiutato molto incontrare ieri sera un amico con cui ho condiviso molto in questi due anni di lavoro con il gruppo consiliare.

Mi ha rasserenato realizzare quali sono i passi che mi aspettano nell’immediato, che in realtà è un mettersi da parte per osservare e analizzare gli eventi.

Ne ho sentite tante in questi giorni, anche cose molto gravi che non so se riuscirò a superare.

Qualcosa che prima mi appassionava e riempiva le mie giornate di entusiasmo, ora quasi mi disgusta. Non ci credo più, non sopporto di leggere parole in cui vedo solo subdolo politichese e tatticismo. Sono stanca e senza stimoli, mi devo fermare.

Devo pensare a me, dedicarmi ai miei obiettivi personali, e forse questo mi aiuterà a creare quel distacco necessario a far rinascere la voglia di impegnarmi nel partito.

 

A maggio per la prima volta entrerò in una cabina elettorale con dentro la sfiducia e la disillusione. Io che fin dalla prima volta ho vissuto il voto con così tanto orgoglio ed emozione perché conscia del valore che quel gesto rappresenta. E questa è la cosa più difficile da perdonare, che mi fa piangere dalla rabbia.

 

Così vado alla ricerca di fonti di leggerezza: il sole, l’aria aperta, la musica, gli amici, un libro, una trasmissione “trash”……..ho un gran bel microcosmo in cui rifugiarmi.

 

 


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DIARI
21 marzo 2011
Si parla di sorrisi, anche se a volte sorridere è dura.
"Per me sorridere è importante, e se mi verranno le rughe per aver riso troppo, riderò ancora di più."
Questa frase è bellissima e la sento molto mia, anche se non lo è, il copyright infatti è di Isabel, una ragazza che ha partecipato all’iniziativa di Vanity Fair e Cosmoprof "Mettiamoci la faccia", a favore di Smileagain e delle donne ustionate e sfigurate dall'acido.

Ho trascorso un bellissimo fine settimana. Sabato sono andata con la Cyp a cena in un ristorante molto elegante e abbiamo assaggiato il sushi. Niente male….da “farci la bocca”, ma da riprovare. Poi abbiamo raggiunto Fra’, JM, e Mò a casa di quest’ultima e abbiamo giocato a Solo / Uno e mangiato la torta di mele.

Ieri pomeriggio tutti a casa di JM: sono venuti anche Giù, Andy e Anna. Non la vedevo da più di due settimane ed è cresciuta tantissimo, riesce a stare ormai dritta sulla schiena! L’ho tenuta in braccio ed ero tesa e rigida come un tronco di quercia millenaria, devo decisamente sciogliermi di più.

Ve l’ho mai scritto che quella bambina ha gli occhi che le brillano? Forse…

Come d’abitudine lascio il bollettino cibo: ieri è toccato al ciambelline bicolore, torta di mele di JM, gelato, pizza e patatine. Abbiamo mangiato al contrario, prima i dolci a merenda poi la pizza per cena.

I’m alive and happy. Non per il cibo, ma solo e soltanto per la compagnia.

Ve l’ho mai scritto che ADORO i miei amici? Forse…

 

p.s. Nessuna decisione definitiva sul trasferimento di zio e buby, ogni giorno si cambia idea, per ora la

situazione è stazionaria, nel senso che non si sa nulla. Chiaro, no? Andiamo avanti con la nostra vita.

 

Notizia dell’ultima ora: Sto ricevendo in queste ore una ENORME delusione politica, se verranno messi in atto gli scenari che mi sono stati prospettati non avrò altra scelta che abbandonare. Ho saputo cose che ho sempre pensato non sarebbero mai potute capitare, un progetto su cui ho investito passione, tempo, entusiasmo e tutte le mie speranze per una Politica bella, sta morendo. Inutile chiedermi come mi sento.

 


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DIARI
1 marzo 2011
Canzoni e recensioni del weekend.

Domenica, a pranzo a casa della Cip, io e lei siamo arrivate a tavola un po’ in ritardo – lo so che non si fa – per finire di cantare Maledetta primavera, il nostro cavallo di battaglia. Davanti al portatile con video aperto e testo sotto per non sbagliare le parole. Sì perché azzeccare la giusta sequenza di “innamorarsi” e “innamorarmi (ancora)” non è mica facile!

Per 24 ore sono tornata adolescente: prima la festa di compleanno in onore della splendida principessa delle nevi dagli occhi celesti come il cielo terso: una serata semplice, fredda per le temperature glaciali della stanza, ma anche molto dolce e divertente; poi sono rimasta a dormire da mia sorella, così ne abbiamo approfittato per parlare – o fare attualità, come ho letto da qualche parte in questi giorni – fino alle tre del mattino.

Dopo una bella dormita, la domenica mattina e il primo pomeriggio li abbiamo trascorsi cazzeggiando in rete, scaricando le foto della sera prima, chiacchierando, e soprattutto cantando: Arriverà dei Modà con Emma che speriamo sia profetica, Vuoto a perdere di Noemi, Controvento di Malika Ayane, Ogni tanto e Meravigliosa creatura di Gianna Nannini, e Come musica di Jovanotti.

Stavamo in pigiama e con la porta rigorosamente chiusa per proteggerci da incursioni genitoriali, proprio come ragazzine. Per lo meno come eravamo ragazzine noi alla metà degli anni Novanta.

 

Il film Manuale d’amore 3 è stato l’ultima tappa del fine settimana, una delusione che forse un po’ mi aspettavo.

Del primo episodio, sull’amore nella giovinezza, salvo gli occhi di Scamarcio e il suo sguardo più maturo, per il resto una trama scontatissima sulla sindrome di Peter Pan e il panico da matrimonio, con una Laura Chiatti inespressiva e nemmeno sexy. Nel secondo, sull’amore maturo, Verdone strappa molte risate ma sempre all’interno del solito personaggio del marito fedifrago e ingenuotto, mentre per quanto riguarda il terzo, sull’amore oltre la maturità, che vuoi dire dell’ATTORE, Robert De Niro?

Dico che è bellissimo sentirlo recitare in italiano, che alla sua età si mantiene molto bene fisicamente ed è sempre e comunque De Niro, indiscutibile, anche se non penso che in America abbia pubblicizzato la sua partecipazione al film, un po’ come succede per gli spot che i divi hollywoodiani fanno all’estero praticamente di nascosto. La Bellucci, appesantita dalla maternità, tenta con i capelli ancora a mo’ di Maria Maddalena – il suo personaggio ne The Passion di Mel Gibson – di dare profondità allo sguardo, inutilmente.

A differenza di Manuale d’Amore 2, di cui ricordiamo l’emozionante finale con Verdone e il suo “ne è valsa la pena”, questo terzo episodio scivola via senza lasciare nulla addosso, se non negli occhi alcune panoramiche mozzafiato di Roma al tramonto in Agosto.

 

p.s. Domattina ho la gastro. Ho letto qualcosa in rete che invece di agitarmi mi ha tranquillizzato. Anche se antipatico, è un esame relativamente breve, voglio cercare di rilassarmi e respirare col naso meglio che posso.

L’altra cosa che mi fa stare tranquilla, è che nonostante sabato e domenica abbia mangiato fuori, non ho avuto grossi fastidi.

 


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permalink | inviato da elepuntaallaluna il 1/3/2011 alle 20:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
DIARI
26 febbraio 2011
Iena

Pantalone nero, camicia bianca, giacca nera, cravatta nera, scarpa col tacco e occhiali da sole neri: ho tutto quello che serve per trasformarmi in una sexy Iena.

Sì perché stasera, dopo occhio e croce 15 anni anni, torno a mascherarmi – parolone - per una festa di compleanno.

Sarà una serata semplicissima in onore di una splendida bimba di un anno, e devo dire che solo per lei avrei fatto il seppur minimo sforzo di partecipare al carnevale in una forma diversa dal mangiare castagnole e zeppole come ho fatto dalla fine delle scuole medie.

Avrei voluto indossare un super mega parruccone riccio nero style afro e agghindarmi alla Tina Turner de noartri, ma nei negozi della mia città non l’ho trovata e il brutto tempo che imperversa mi ha scoraggiato dall’andare tanto in giro. Poi col vento gelido che soffia in queste ore, avrei rischiato di tenerla in testa solo il tempo di salire in macchina.

Abbandonata – temporaneamente - con tristezza l’idea di vedermi riccia per una notte, rimedierò con l’ebbrezza di indossare per la prima volta in vita mia una cravatta.  ‘ccipicchia…..

Io e la mia migliore amica Cyp, la Iena e la vestale romana, che coppia!!!

 


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permalink | inviato da elepuntaallaluna il 26/2/2011 alle 12:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
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