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JMJ Madrid, la premessa.

Se non scrivo di Madrid e della GMG è come se il ritorno non fosse completo, come se avessi ancora le valigie mezze aperte in camera e roba sporca da mettere a lavare.

Prima però c’è una premessa da fare per contestualizzare il viaggio e l’esperienza.

Non la vacanza, perché la settimana a Madrid tutto è stata meno che una vacanza, anzi, ce ne vorrebbe una per recuperare le forze, possibilmente lontano da questo caldo umido.

Se dovessi descrivere il mio status “religioso” dovrei definirmi “credente, cristiana cattolica, non praticante”. Dal mio addio allo scoutismo una decina di anni fa – avvenuto in maniera brusca e solo recentemente metabolizzato - ho smesso di andare a messa regolarmente ma solo per le feste comandate, ai matrimoni e altre cerimonie, e purtroppo agli anniversari dei miei cari. In queste occasioni non faccio sempre la comunione e non mi confesso dalla cresima, tanto che non ricordo nemmeno più come si fa.

Nei lunghi anni di scoutismo ho vissuto esperienze indimenticabili, ho conosciuto sacerdoti straordinari, ho attraversato anni in cui mi è sembrato(?) di sentire di avere dentro di me una fede viva, in cui mi sentivo parte e proiettata verso qualcosa di più grande, ma per usare il motto della GMG di Madrid, non ho mai sentito di essere “radicata e fondata in Cristo, salda nella fede”.

Grazie alle parole di una mia amica, in questi giorni mi sono messa a pensare se quella sensazione di convinzione e pienezza non derivasse da qualcosa che nasceva davvero dentro di me alimentata dalla fede, quanto piuttosto dalla forza e dalla ricchezza del sentirmi parte di un gruppo, tra persone che condividevano le mie stesse esperienze ed emozioni, che in qualche modo colmavano dei vuoti.

La mia fede non ha radici, nessuno mi ha mai insegnato a pregare, a leggere il Vangelo o la Bibbia, gli anni del catechismo non mi hanno lasciato nulla, non ho avuto una catechista degna di questo nome, il gruppo scout non aveva un vero padre spirituale, e in casa………

In casa, a parte le mie due nonne entrambe “casa e chiesa”, e nonostante gli appassionati racconti di mio padre sulla sua infanzia e adolescenza passate all’oratorio con il mitico Don E., non ho mai visto i miei genitori pregare, e – cosa fondamentale - quando si andava a messa vedevo che i miei genitori non facevano mai la comunione.

Da bambina, alle mie inevitabili e puntuali domande, mi facevo andare bene le evasive giustificazioni del momento, ma un giorno, ormai adolescente, ho trovato da sola la risposta: sono “frutto” del secondo matrimonio di mia madre, che essendo una divorziata risposata non può accedere al sacramento dell’eucarestia.

E’ scattato, forse, un senso di protezione verso una persona che amavo e che sentivo come rifiutata e punita ai miei occhi ingiustamente, come se mi fosse chiesto di schierarmi, ho inconsciamente deciso che se a mia madre non era concesso di comunicarsi, anche per me non doveva essere così importante.

Crescendo poi ho maturato mie opinioni sul mondo e sulla società che hanno contribuito al distacco dalla Chiesa: il riconoscimento delle unioni civili, l’aborto, il mio impegno personale per il referendum sulla fecondazione assistita, il testamento biologico…..

Però ho sempre guardato a chi aveva una fede profonda come a qualcuno che aveva qualcosa in più, che era stato fortunato ad aver ricevuto quel dono e quella possibilità, e nel profondo non ho mai rinunciato, non ho mai pensato che per me fosse preclusa ogni possibilità riprendere un cammino che comunque avevo percorso per alcuni anni della mia adolescenza. Ho continuato a sperare che un’occasione potesse arrivare.

E’ con questa predisposizione che ho accettato con l’invito di mia sorella Cip a partecipare alla GMG, insieme – come ho anche scritto prima di partire – ad una mente libera e pronta ad accogliere tutti gli input che sarebbero arrivati, senza troppe aspettative, senza sovrastrutture e soprattutto senza pregiudizi.

Inoltre, in questo che è un momento cruciale della mia vita, in cui non posso più rimandare l’assunzione di responsabilità e il prendere in mano il timone, sentivo che un’esperienza del genere avrebbe potuto aiutarmi.

Ma sono ancora qui? E’ ora di partire!

 

 

Pubblicato il 1/9/2011 alle 12.36 nella rubrica Diario.

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